Siamo alla fine del carnevale del 1904 e molti piombinesi stanno festeggiando allegramente a un veglione che si tiene nel Teatro Nuovo dei Ravvivati, da poco inaugurato, nel luogo dove oggi c’è il cinema teatro Metropolitan.
All’improvviso, arriva una terribile notizia…
Ecco la cronaca di quello spaventoso avvenimento pubblicata dal settimanale Il Ponte di Pisa, il 21 febbraio 1904.
«Nella notte fra domenica e lunedì, mentre animatissime fervevano le danze e al di fuori imperversava furioso il vento di libeccio, corse rapida in teatro la notizia che un bastimento era venuto ad urtare negli scogli in prossimità del Porticciolo.

La popolazione, con mirabile slancio, abbandonò il ballo e accorse sul molo, dove uno spettacolo terribile l’attendeva: al chiarore di poca paglia abbruciata poteva scorgersi a meno di cento metri lo scafo e l’alberatura di un bastimento che, in mezzo a terribili frangenti, andava minuto per minuto sconquassandosi, mentre l’equipaggio, fra cui scorgevansi due ragazzi, gridava aiuto e suonava disperatamente la campanella di bordo.
A questo faceva riscontro il non meno triste ma pur caratteristico aspetto del molo e della spiaggia ove si agitavano intorno ai fuochi dipoi, vivamente alimentati, tutte le persone accorse, quale in abito da maschera e quale in stiffelius, impotenti tutte e costernate per cotesta impotenza.
L’opera di distruzione fu breve; in meno di un’ora, il mare infranse il bastimento e il misero equipaggio si trovò in balia delle onde.
Cinque, delle sette persone che componevano l’equipaggio, furono afferrate dai volenterosi che noncuranti il pericolo e la salute si slanciarono al soccorso, due miseramente annegarono: un fanciullo e un uomo ancor giovane che lascia sei figli e una vedova nel pianto.
Il bastimento l’Annunciation era còrso e còrso era l’equipaggio.
Partito da Marsiglia, diretto all’Isola Rossa fu sorpreso da un temporale che lo costrinse a ripararsi a Portoferraio, di dove, ripartito e già in vista dell’Isola Rossa, dopo diverse vicende, fu, dal furioso temporale di libeccio trasportato sui nostri scogli.
Nell’opera di salvataggio, tutta la popolazione dimostrò da quale spirito di carità fosse animata.
Si distinsero, come sempre, i nostri bravi marinari, fra i quali i fratelli Compiani, Barsellini Giacomo, Mazzei Cerbone, Mariti Guerrino, Caramante, i Pisani ed altri che non ricordo.

Fra i non marinari, Mugnai Lorenzo, Cannesi, Signorini ecc.
Ricordo, fra gli altri, di aver notato il tenente medico addetto alla casa di reclusione bagnato da capo a piedi come un pulcino e che se ne stette tutta la notte in quello stato.
Ieri sera ebbero luogo i funerali delle vittime ripescate ieri mattina.
Vi intervennero le autorità tutte, il clero, le associazioni e le musiche cittadine.

Una immensa folla assisteva commossa.
Che il ricordo di queste dimostrazioni di umana solidarietà, possa venire di sollievo ai superstiti, alla vedova, ai miseri orfani!
Un ultimo episodio: una delle vittime, il più attempato, riuscì a condurre alla riva un suo cognato giovanetto inesperto al nuoto e mentre questi fu afferrato e tratto in salvo, quello, sfinito annegò miseramente».
Davvero un bruttissimo scherzo di carnevale…

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Interessante
Grazie, racconti sempre interessanti.
Nel 1906, i marinai piombinesi che si prodigarono nel salvataggio furono insigniti di Medaglia d’argento e Certificato di Benemerenza dal Ministero della Marina Francese.
Costituivano l’equipaggio del “San Michele”, una barca a vela latina che faceva servizio di trasporto, sia di passeggeri che di merci, tra Piombino e le isole dell’arcipelago.
Era una delle imbarcazioni che si vedono ritratte nelle cartoline d’epoca del nostro porticciolo.
Ho la fortuna di possedere un disegno a colori della barca a vela spiegate realizzato da Michele Compiani che, col fratello Carlo, ne era l’armatore.
Il figlio di Carlo, Raffaello, mio zio, dopo aver navigato a lungo, entrò a fare parte dei Piloti del porto di Livorno per il resto della vita, anche lui lupo di mare come gli antenati.
“spirito di carità”, “umana solidarietà”, nel 1904. Oggi parole desuete. Grazie per aver raccontato questa storia, così drammatica e piena di umanità.