Un Piombino in B fa novità. Un Piombino agli onori dei grandi titoli fa addirittura sensazione.
La gente della strada crede di saper proprio tutto, quando sa che la squadra è su, su in classifica. Ma se si tratta di vederci dentro a questa rivelazione, i più (e si tratta di milioni di persone) si stringono nelle spalle e la loro bocca diventa un punto interrogativo. Al quale noi abbiamo voluto dar risposta.
Piombino è città di lavoratori, uno di quei centri sorti attorno ad un complesso industriale, e che vivono — si può dire — in funzione di questa. Ogni altra attività, e alla norma non fa eccezione lo sport, è a Piombino in funzione dell’attività della Magona d’Italia, ben conosciuta per le sue officine, i laminatoi, le fonderie. Di sport, anzi, non si parlava neppure, prima che l’ing. Arnaldo Lovetti, dirigente della grande fabbrica, desse il primo impulso, la prima scintilla.
Si era già oltre il 1920, quando ormai tutti i paesi avevano da tempo una squadra di calcio almeno. A Piombino il calcio attecchì bene, poi — per l’assenza del suo promotore — cominciò a sfiorire e la parabola discendente dell’U.S. PIOMBINO finì nell’inattività. Così quando l’ing. Lovetti con molti capelli bianchi in più ma non con meno entusiasmo, riprese le redini nel dopoguerra, si può ben dire che ricreasse per la seconda volta il calcio piombinese.

Poiché la Magona d’Italia assicurò all’iniziativa una salda spina dorsale, oggi il Piombino… lo trovate dov’è, alla luce dei riflettori. Certo è una vitalissima società. Anzi lo sarebbe se fosse davvero quello che si dice una società. Ma qui non trovate come nelle altre consorelle, consiglio direttivo e assemblea, organi sociali e libere elezioni. Nulla di tutto questo.
A Piombino hanno scelto un’altra strada: poche persone e quelle poche saggie, e avanti, con la speranza che il vento non prenda a soffiare dalla parte contraria.
Chi regge il timone è naturalmente l’ing. Lovetti, Presidente onorario ma reale factotum, anche se il Presidente effettivo è Giusti, estraneo alla Magona. Al suo fianco sta il segretario Siro Iaconi, e al Ministero degli Esteri sta, con incarico di far capatine in Federazione, di vendere e comprare giocatori, di organizzare questo e combinare quello — l’attivissimo Bruzzesi. Il quale fra l’altro è riuscito ad acquistare sul mercato calcistico dieci elementi al modico prezzo di sette milioni (anzi, nemmeno tanti) ma con risultati che ancora una volta non staremo ad indicarvi.
Linee programmatiche del Piombino? Veramente sani e geniali. Valorizzazione dei giovani, tanto che sono addirittura otto le squadre sotto la giurisdizione neroazzurra, ed ogni anno un torneo fra squadre rionali (quasi tutte aiutate dalla società maggiore) s’incarica di tirar le somme.
Poi l’ostracismo dato ai giocatori dal nome famoso e dalla poca voglia di giocare in B o C (come purtroppo a molti capita). Questo è un riflesso della menzionata preferenza per i giovani, se sono locali tanto meglio.
Oggi il Piombino, questo bel Piombino è squadra giovane, sana fresca a tutti simpatica. Tanto più che i suoi uomini avendo nelle loro forze il mezzo per non scendere di rango (purché la fortuna sia propizia) e non mettersi in testa il miraggio di tragiche ambizioni (noi in A? Ma volete scherzare?) giocano per il gioco, ecco tutto. E questo lo si è visto nei già disputati derbies col Livorno e col Pisa.
Di gioco il Piombino sa sfornarne quanto ne vuole. La sua formazione è ricca di elementi veramente interessanti. Per esempio quel Carlotti che messosi in luce lo scorso anno come il miglior portiere della Serie C ha confermato quest’anno le sue eccellenti doti. E poi quel Zucchinali, goleador d’eccezione, giocatore modernissimo e ormai lanciato verso un sicuro avvenire.
Ora il Piombino ha dovuto giocare qualche partita senza la sua punta di diamante e tutta la prima linea ne ha risentito. Zucchinali è ai fanghi, ad Acqui, e a Piombino la sua guarigione è attesa come grazia da ricevere. E non bisogna dimenticare Bonci II un ragazzo che a vederlo, così, d’acchito, lo direste un impiegato statale di ultima categoria, e invece è un laterale coi fiocchi.

Esperto del clan è Cozzolini, che viene dalla Roma: giocatore serio e validissima pedina del quadrilatero. Poi ci sono Ortolano, capitano quando Zucchinali è assente, la rivelazione Lancioni e Capacci (il Piombino sente molto la sua mancanza) veramente preziosi, e sarebbe ancor più straordinario se usasse con maggior frequenza quel benedetto piede sinistro.
L’allenatore Fioravante Baldi l’ex mediano del Torino che è ormai alla squadra da quattro anni. Probabilmente è il tecnico che ha più carta bianca fra i tanti del calcio italiano e anche questo (oltre che garanzia di serietà ed autorità) è un gran vantaggio.
Il regime Baldi fa sì che i giocatori siano una famiglia (gli scapoli perlomeno) con mensa in comune e pensioni scelte e controllatissime (silenzio alle 22,30, non si scappa). E gli sposati, Carlotti, Mezzacapo, Bonci, Morisco, Zucchinali, Montiani il controllo è intuibile lo abbiano in casa.
La cittadina segue questi ragazzi con tutto l’entusiasmo possibile. A Piombino vivono 33.000 persone ma tutte si interessano della propria squadra. E se soci non ve ne sono, ci sono 1.200 abbonati alle partite, il che costituisce certamente una percentuale invidiata da quasi tutte le consorelle di B e di C. Specie se si pensa che queste 1.000 e più persone danno alla cassa un respiro di 8.500.000.
Le attrezzature sportive sono a postissimo anch’esse (e tutte sono della Magona) si tratta di due campi calcistici, di cui uno riservato alla Lega Giovanile e all’allevamento, campi per il tennis, bocciodromo, rettangolo per il pallavolo, pallacanestro.
Veramente una strada asfaltata per lo sport. Questo, dunque, è il Piombino rivelazione ed incognita. Oggi è al quarto posto nella serie cadetta. Ed esser quarta forza quando le prime due si chiamano Roma e Genoa, ex campioni d’Italia, beh! deve fare un certo effetto.
Fonte: Il Piombino questo sconosciuto, di Angelo Ponti, pubblicato su “Lo Sport illustrato” (1951).
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