Domenico Ambrogi giunse a Castagneto intorno al 1790 da Massa di Somma, comune sulle falde del Vesuvio. Sposatosi con Annina Bottoni, la cui famiglia era giunta da assai più vicino, Crespina (Pisa), ebbe due figli, Giovanni e Santi nelle cui discendenze prosperarono soprannomi e personaggi di una certa rilevanza storica.
Giovanni ebbe tre figli: Ferdinando, sarto, detto alternativamente Beco ed anche lo Zoppo Napoli per la sua provenienza; Alberto, a sua volta soprannominato Bertaccio, sindaco di Castagneto nel 1870, 1890 e 1898, e Giuseppe, detto Manicomio, il cui nomignolo è sopravvissuto nel nipote omonimo e nei discendenti attuali.
I diversi rami di Ambrogi, oltre al Mosaico, ebbero possessi al “Vallone” di Segalari, alla “Foce Martelli” e in “Lamentano”. Bertaccio possedeva un bel podere al “Vallone” di Segalari, in seguito ceduto ai Barsacchi (Argentieri). Attiguo a questo podere ce n’era un altro del fratello Gabriello, ceduto poi a Crescenzo Rutili ed oggi ancora ai Barsacchi.
Nella discendenza di Santi (1806/1872), che ebbe varie preselle, tra cui una ai “Ghiacci” passata a Baciccia Malotti, si segnalano avvenimenti e personaggi di notevole spessore civico e politico. Nel podere del figlio Domenico, nel mettere a dimora alcuni olivi, fu rinvenuto, il 24 novembre 1869, il prezioso mosaico romano oggi conservato al museo Guarnacci di Volterra.

Un certo rilievo, a parte Emilio (1857/1889); detto Stelluccio, che morì schiacciato sotto una trebbiatrice a 32 anni, lo ebbero pure i figli di Domenico, Antonio (1854/1934), Rosa (1865/1908) e Ilario 1867/1931).
Antonio (Corinna Balli) fu noto per fama professionale propria e, indirettamente, per quella politica del figlio Ersilio. Antonio era medico “di campagna” a Castagneto, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento (il medico “di paese” era Domenico Topi), e percepiva £. 14.400 l’anno, più un indennizzo per la cavalcatura di £. 2.000.
Era famoso, oltreché per il continuo girovagare nel piano, per certe battute pepate come la seguente, che riscuotevano vivo successo tra la gente e assai meno tra i colleghi: “Cari miei, il medico passa metà della propria vita a salvare la gente per niente e l’altra metà ad ammazzarla a caro prezzo!”
Intorno al 1920 cominciò a subire una crescente pressione per la posizione politica del figlio Ersilio, e tale pressione si acui col passare degli anni, finché nel 1927 fu costretto a rassegnare le dimissioni.
Il figlio Ersilio (Oberdana Macchi), dopo essere stato primo sindaco comunista d’Italia a Cecina nel 1921 e presidente del Consiglio Provinciale di Pisa, divenne deputato ma, sottoposto a strettissima vigilanza da parte dell’incipiente regime, ritenne più opportuno emigrare in Russia insieme ad Antonio Gramsci.
I suoi guai salirono in quota quando Trovskj fu esiliato e, avendogli l’Ambrogi stretta la mano, si scontrò con Stalin. Quando tornò in patria, dopo peripezie e persecuzioni in vari paesi europei, ebbe discordanze con i comunisti italiani che lo consideravano un “non allineato”, anzi, politicamente, un indisciplinato.
La zia Rosa, sposata con Pietro Brini di Sassetta, fu la madre dell’arcivescovo di Algiza, mons. Mario. Però, morta di parto la madre, il bimbo fu allevato dalla zia Zulima.
Infine l’altro fratello Ilario sposò Cesarina Rossini, insegnante nell’istituto di famiglia Rossini di Livorno (oggi Tevenè), ed ebbe un unico figlio, Aldo (Zelinda Angioletti). Questi fu presidente dell’Opera Nazionale Dopolavoro e organizzatore di spettacoli musicali e teatrali.
Tra l’altro, trattandosi di un ottimo pianista, musicò, con parole di Silvio Pantani, la canzone “Castagneto sei tu”, che ebbe grande successo nell’ultimo anteguerra.
Quando nel 1928 Ilario trasformò il podere di “Sant’Agata” in bella villa sulle pendici di Segalari, intese chiamarla, gentile omaggio alla consorte, “Villa Cesarina”, ma il toponimo “Mosaico”, che già aveva oscurato i precedenti “Porcarecce della Taddea” e “Sant’Agata”, non lasciò spazio neppure alla figlia dei conti Rossini.
Fonte: L. Bezzini, Conti e contadini, 2001
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